Accademia dei Catenati - Macerata

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MACERATA, casella postale 55

Carlo Iacomucci al
Premio Marche 2018

Catenati: dal 1574
Lettere, Arti, Scienze



Nella monumentale "Storia delle Accademie in Italia", Michele Maylender scrive che l'Accademia dei Catenati di Macerata è da considerarsi "uno dei più antichi cenacoli letterari d'Italia", cui va riconosciuto un ruolo di rilievo nella  rinascita culturale promossa in Italia centrale nella seconda metà del sec. XVI.
Nella "Biblioteca Picena" (1793) si afferma che "deve a ragione questa celebre adunanza di Macerata riporsi tra le più antiche d'Italia".
Attiva ancora oggi,  l'Accademia dei Catenati è tra le pochissime accademie italiane che possono vantare una continuità plurisecolare.
La data di fondazione è il 2 luglio 1574, quando un gruppo di letterati maceratesi si raccolse intorno a  Gerolamo Zoppio - professore di poetica, retorica e filosofia morale nell'Università di Macerata – per dare corpo ad una Accademia vagheggiata da molti anni.
Il nome "Catenati" deriva dall'immagine della  "Cathena d'oro distesa dal cielo alla terra" descritta da Omero nel Libro VIII dell'Iliade, assunta come simbolo della congiunzione delle cose umane con  quelle celesti, dell'attrazione che il cielo esercita sulla terra, dei diversi gradi di elevazione culturale e morale raffigurati dagli anelli d’oro della catena ascendente.
[CONTINUA]

Le Accademie del '500 antesignane dei moderni social network?

Uno studio inglese individua nelle Accademie che fiorirono in Italia tra il sec. XVI e il XVIII caratteri di comunicazione e scambio culturale che le rendono precorritrici degli attuali social network come Facebook e Twitter: in tempi in cui internet non era neanche lontanamente immaginabile, esse costituivano una vera e propria "rete" attraverso cui si alimentavano e si moltiplicavano opportunità di contatto, confronto, dibattito e anche divertimento.  
Lo studio The Italian Academies 1525-1700: The first intellectual Networks of early modern Europe è il risultato di una ricerca quadriennale condotta in collaborazione dalla British Library, dalla Royal Holloway University of London e dalla Reading University
finanziata dalla Arts and Humanities Research Council e basata sul materiale conservato nei fondi della British Library. Questo spiega l’assenza nello studio di riferimenti alla nostra Accademia dei Catenati, appartenente a pieno titolo al novero delle più attive accademie italiane di quei secoli (oltre ad essere una delle pochissime ancora in attività): nei fondi della British Library  sono presenti infatti le Accademie delle città di Avellino, Bari, Benevento, Bologna, Brindisi, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Enna, L’Aquila, Lecce, Mantova, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Salerno, Siena, Siracusa, Trapani e Venezia; non quelle maceratesi.

Diversi i tratti in comune tra le Accademie e i moderni social network, come spiegano gli articoli di Enrico Franceschini e Paolo Pontoniere pubblicati in questa pagina: tra gli altri, la vastità degli interessi coltivati e l’uso di nickname. [CONTINUA]
FOCARACCI DELLA VENUTA e
LA BATTAGLIA DEI CAMPI CATALAUNICI
di Giuseppe Sabbatini
Venerdì 23 novembre si è svolta a Macerata, presso la Sala Castiglioni della Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti in piazza Vittorio Veneto, la presentazione di due opere di Giuseppe Sabbatini: “Focaracci della Venuta” e “La battaglia dei Campi Catalaunici”.
Focaracci della Venuta” ha per tema la plurisecolare tradizione dei grandi falò che vengono accesi nella notte tra il 9 e il 10 dicembre a ricordo della traslazione della Santa Casa di Loreto. Quest’anno ricorre il quarto centenario di questa tradizione, iniziata nel 1618 per impulso di Fra’ Tommaso di Ancona. Inoltre, è imminente la ricorrenza del primo centenario della proclamazione della Madonna di Loreto a protettrice dell’Aviazione avvenuta nel 1920, circostanza onorata con questa pubblicazione da Sabbatini, componente attivo dell’Associazione d’Arma degli Aeronautici d’Italia.
La battaglia dei campi Catalaùnici” è un romanzo storico ambientato nel periodo di decadenza dell’Impero Romano e in particolare nei giorni della battaglia con la quale nel 451 d.C. il generale romano Flavio Ezio fronteggiò l’invasione della Gallia da parte degli Unni di Attila. Protagonista del romanzo è Terenzio, soldato romano proveniente da Ricina, l’odierna Villa Potenza (“maceratese ante litteram” lo definisce l’Autore), impegnato a servire lealmente la causa di Roma ma altrettanto tentato intimamente dalla nostalgia per i suoi cari e per “la sua casa lontana, laggiù nel Piceno”.
Giuseppe Sabbatini, noto avvocato maceratese, ha al suo attivo altre pubblicazioni ispirate da esperienze di vita, eventi, stati d’animo e riflessioni, quali “Io e il Professore”, “Vendicar Don Chisciotte, conquistar Dulcinea”, “Ritorniamo al casolare”, “Ieri ero nessuno”.
L’iniziativa è stata promossa dall’Accademia dei Catenati in collaborazione con la Biblioteca Mozzi Borgetti e con il patrocinio del Comune di Macerata.
Sono intervenuti, insieme all’Autore, Angiola Maria Napolioni, Mons. Pietro Spernanzoni e Luciano Magnalbò.
Terenzio, il soldato maceratese che seguì l’esercito di Ezio
di Luciano Magnalbò
Venerdi 23 novembre, pomeriggio nebbioso. Alla sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi Borgetti presentazione dei libri I focaracci della Venuta e La Battaglia dei Campi Catalaunici di Giuseppe Sabbatini, avvocato, scrittore e Accademico dei Catenati.
Folto pubblico interessato e ciarliero; ouverture affidata al Principe della Accademia dei Catenati (l’antico sinedrio culturale maceratese organizzatore dell’evento) la simpatica e frizzante Angiola Maria Napolioni, che ha rivolto un dotto saluto ai presenti passando poi la parola al segretario prof. Nazareno Gaspari che, con la sua autorevole barba bianca, altrettanto dottamente ha illustrato il contenuto dei libri e ha dato una regola all’andamento dei lavori.

Il volume  sulle antiche fonti di Macerata
di Silvano Iommi, Mariella Troscé
e Gianfranco Pasquali
"Una poetica della vita.
Gli scritti di Nino Ricci"
a cura di Lucio Del Gobbo e Luigi Ricci
Si è svolta martedì 10 aprile, presso il Teatro della Società Filarmonico Drammatica di Macerata, la presentazione dell’opera "Fonti Fontane Lavatoi Fontanili. Le acque nel Comune di Macerata" di Silvano Iommi, Mariella Troscé e Gianfranco Pasquali, appena uscita per i tipi delle Edizioni Simple.  
La presentazione è stata curata, oltre che dagli Autori, dal Presidente del Centro Studi Storici Maceratesi Alberto Meriggi e dal Principe dell’Accademia dei Catenati Angiola Maria Napolioni; è intervenuta Stefania Monteverde, vice sindaco e assessore alla cultura del Comune di Macerata; ha coordinato gli interventi Ivano Palmucci.
Venerdì 16 novembre si è svolta a Macerata, presso la Sala Castiglioni della Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti, la presentazione del libro “Una poetica della vita. Gli scritti di Nino Ricci”, raccolta degli scritti dell’artista e docente maceratese curata da Lucio Del Gobbo e Luigi Ricci e pubblicata dalla Associazione Culturale Centofiorini di Civitanova M. .
Nino Ricci, protagonista di spicco della cultura maceratese degli ultimi cinquanta anni, ha al suo attivo una ingente produzione artistica con varie tecniche, dalla pittura ad olio agli acquerelli, dalle incisioni all’acquaforte alle litografie e alle serigrafie.
Nel 2013 è stata allestita a Palazzo Buonaccorsi una ampia mostra antologica di sue opere (1957-2013) per iniziativa del Comune di Macerata e con il patrocinio della Regione Marche. Nel 1980 gli è stata dedicata una monografia nella collana “Arte moderna in Italia”;  un’altra monografia  sulla sua opera pittorica è stata pubblicata per i  tipi  de La Cometa di Roma nel 2003. Questa raccolta dei suoi scritti dedicati a memorie e riflessioni, a pittori del XX secolo, a questioni teoriche, tecniche e a fatti d'arte maceratesi e nazionali - scrive Giada Sbriccoli - permette di ricostruirne il percorso umano e creativo e l’ininterrotto e proficuo dialogo con la città natale”.
All'interno:
Verdi e le Marche
di Pietro Molini e Paolo Peretti
Per un recensore non propriamente esperto della materia è un po’ difficile poter descrivere in una paginetta l’enorme mole di lavoro svolto da Pietro Molini e Paolo Peretti per raccontare in tre volumi pubblicati da Andrea Livi, gli innumerevoli coinvolgimenti avuti da Giuseppe Verdi con la nostra regione. Lavoro editoriale che solo la grande passione e la sagacia degli autori, melomani e musicologi con alle spalle pubblicazioni ed esperienze, hanno potuto portare a termine dopo anni di ricerche e corrispondenze in tutta Italia. Una breve postilla sugli autori serve a spiegare l’entità e le ragioni della loro impresa: il primo, Piero Molini, cultore di storia locale animato da una non comune “febbre” verdiana, da più di sessant’anni colleziona tutto ciò che investe la sfera del Cigno di Busseto, libretti d’opera, stampe, manifesti, immagini, cimeli dedicandogli persino un monumento creato con le sue mani nel giardino della propria casa a Corridonia; l'altro, il prof. Paolo Peretti, diplomato in Paleologia e Filologia musicale, oltre che insegnante di Storia della Musica al Conservatorio Pergolesi di Fermo, è autore di innumerevoli pubblicazioni storiche che spaziano nel mondo musicale dal Medioevo al Novecento; un suo specifico interesse è quello di riscoprire aspetti singolari e marginali della storia musicale italiana e marchigiana in particolare. Entrambi, stimolati agli inizi da un curioso pretesto (la polemica scatenatasi in seguito alla pubblicazione di  un raro opuscolo del musicista di origine marchigiana Vincenzo Sassaroli - Tolentino, 1816-Genova, 1904 -  che  a suo tempo, osò pubblicamente 'sfidare' Giuseppe Verdi all'apice della gloria, accusandolo di aver tradito con Aida l'opera italiana e proponendosi egli stesso di musicare nuovamente il medesimo libretto.  >>> CONTINUA <<<
Cristoforo Unterbergher, Macerata, 1786
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